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Applicazioni native ed Ibride + competenze mobile first IBM

Fu con l’iPhone 3G che il 9 giugno 2008 Apple diede il via in Europa al concetto di “smart” nel mondo della telefonia mobile. Ciò che esisteva prima era stato soltanto una premessa.
In un decennio molti produttori estesero il proprio mercato, altri nacquero dal nulla, i pochi che non si adeguarono, pur essendo stati per molto tempo leader indiscussi, vissero il proprio tramonto. Ogni evoluzione ha molteplici sfaccettature, ogni evoluzione ha i suoi ritmi, ogni evoluzione ha le sue regole, ogni evoluzione produce effetti.
L’evoluzione della telefonia mobile è stata ed è tuttora mutevole, rapida, senza regole ben delineate, ed ha continuamente impatti socio-economici di entità smisurate.

Inizialmente i dispositivi erano piccoli, più tascabili. E’ stata poi sentita la necessità di dotarsi di strumenti – spesso di lavoro – più grandi, non tascabili ma che permettessero un utilizzo più comodo e intensivo senza necessariamente essere dei pesanti laptop. Nacquero gli smartpad, che portarono via una grande fetta di “visite uniche” ai PC sui motori di statistiche dei siti. Il loro mercato crebbe rapidamente a discapito degli smartphone.
Successivamente fu creata una via di mezzo: il “phablet”. Un dispositivo troppo grande per essere chiamato “phone” ma troppo piccolo per essere chiamato “tablet”. Per rendersi conto di quale sia stato il suo successo basti visitare il banco della telefonia di un qualsiasi punto vendita della grande distribuzione.

Queste evoluzioni, difficilmente prevedibili, hanno mutato rapidamente la capacità di essere connessi in mobilità, presenti sul lavoro anche fuori dall’ufficio e dagli orari d’ufficio, di viaggiare, di apprendere le notizie, di reperire informazioni, di apprendere, di acquistare.
Lo sviluppatore ha dovuto sopravvivere a questi rapidi cambiamenti, trovando sempre un compromesso tra esigenze dell’utente, offerta tecnologica e costi di sviluppo.
I framework nativi hanno subito cambiamenti radicali, quelli multipiattaforma si sono alternati in termini di popolarità e utilizzabilità, l’aumentare dei modelli di dispositivi ha costretto alla stesura di codice sempre più universale, le regole per la pubblicazione di applicazioni sono cambiate molte volte, divenendo spesso assurde a tal punto da rendere impubblicabili app esistenti da lungo tempo.

Riguardo alle tecnologie, non esiste ancora una regola assolutamente infallibile per determinare se un’applicazione mobile debba essere sviluppata utilizzando il framework nativo di ciascun produttore od un framework multipiattaforma. Non esiste un algoritmo per determinare il punto preciso in cui collocare quella “via di mezzo”, l’ibridazione che può costituire una scelta prudente.
Esiste solo la scelta migliore. 

L’esperienza di Archeometra, maturata attraverso lo sviluppo di quasi un centinaio di applicazioni mobile di natura fortemente eterogenea, le permette con un ottimo margine di certezza di operare la scelta migliore.

Oltre a vantare una pluriennale esperienza con IBM MobileFirst, consolidata da diverse certificazioni, Archeometra predilige l’integrazione nel suo codice di componenti FLOSS (Free/Libre e Open Source Software), che utilizza quotidianamente nel pieno rispetto delle licenze GNU/GPL.